horror_benaglio“American Horror Story”

e il genere horror

 

Di fronte alla morte ci si chiede: che significa morire? Che cosa mai succede quando qualcuno muore? E che cosa ci succederà quando saremo noi a morire? Non è un caso che, quando in una società le persone si sentono insicure, quando dilagano paure ed ansie, anche il genere horror dilaga. Esso si pone infatti come una rappresentazione metaforica delle ansie e dei rimossi della società. Che è quanto fa anche la serie tivù “American Horror Story” la quale, attraverso narrazioni perturbanti, si fa portatrice dell’immaginario delle paure americane e non. Esorcizzandole, come dicono alcuni, oppure alimentandole, come sostengono altri? Una cosa è certa: se da un lato il genere “horror” ci ricorda che è sempre possibile che vi sia un’irruzione del fantastico, dell’orrorifico, della morte nelle nostre vite, e che quindi i valori “positivi” e razionali di cui la nostra società si fa portatrice non sono gli unici parametri esistenti, dall’altro il genere horror può sortire l’effetto di farci vivere nel costante timore che un’improvvisa irruzione di ciò che non possiamo controllare accada, con l’effetto perciò di rafforzare in noi la “necessità” e il desiderio di affidarci a chi ci assicura che “ci difenderà dal male”.

 

Sommario

Un breve cenno sulle origini

Horror e paura

L’horror e l’inconoscibile di quanto conosciamo

L’horror e la morte

L’horror e il corpo

American Horror Story. La serie

Horror e crisi sociali

American Horror Story quale “mappa” degli incubi americani

La donna dell’horror classico

La donna dell’horror post-moderno

La donna in American Horror Story

L’Horror in America quale “nuovo paradigma”

La dimensione “sovversiva” dell’horror

Riaffermare i valori societari

L’horror alimenta le paure?

I media e la somministrazione della paura

Percezione manipolata

Sintesi

Riferimenti bibliografici essenziali

 

 

 

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Laureata in Pedagogia e in Psicologia, Tina Benaglio lavora come psicologa a Salussola (Biella). Si dedica anche alla formazione personale e professionale e a progetti psico-pedagogici, ed è opinionista per vari giornali. Fra le sue pubblicazioni, “Costruire la Città” (con Carlo Bonetti), “Non sempre l’oro luccica” e “Il femminile che non muore mai”.

 

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